C’è un istante preciso, tra l’invio di un faldone per una gara d’appalto e l’apertura di una busta della Pubblica Amministrazione, in cui il progetto sociale sembra esistere solo sulla carta. In quel momento, la vita è sospesa tra tabelle Excel e criteri di valutazione.
Ma chi abita il Terzo Settore lo sa: la vita vera accade altrove. Accade nei percorsi di autonomia ed empowerment, negli spazi di casa per l’accoglienza, negli sguardi di un’equipe che pianifica non solo servizi, ma possibilità.
Il rischio, oggi, è che questa vita resti intrappolata dentro i linguaggi burocratici. Perché se è vero che i bandi ci offrono le risorse per agire, è la narrazione che permette a quell’azione di farsi comunità.
De-confinare lo sguardo: la lezione di Khosravi
L’antropologo Shahram Khosravi ci avverte che il confine non è solo una linea geografica ma un muro di carta che trasforma le persone in “pratiche amministrative”. Nella mia esperienza di progettista, ho visto spesso questo confine invisibile: la complessità di un essere umano ridotta a un punteggio o a una categoria di disagio.
Fare narrazione efficace significa compiere un atto di de-confinamento. Significa restituire un volto e una storia a chi è stato reso invisibile dalla burocrazia. È un atto di resistenza etica: usare le parole per smantellare il muro che separa l’”utente” dal “cittadino”.
Dalla terra e dalle mani: l’ispirazione di MAG Verona
Ho seguito tempo fa incontri, laboratori e convegni presso la LUES di MAG Verona che mi ha consegnato una bussola preziosa: l’idea che l’economia sociale sia, prima di tutto, un’economia del buon vivere.
Come scrive Teresa Piras nella sua lezione “ECONOMIA DEL BUON VIVERE: ispirazioni e pratiche creative dal vivo dell’esperienza” si tratta di ripartire “dalla terra e dalle mani”, recuperando il gusto di agire creativamente in relazione con gli altri.
Questo approccio non nasce dal nulla, si è nutrito negli anni: prima con la solidità di un Master in Economia della Cooperazione, dove ho studiato le strutture e la gestione che sostengono le imprese sociali, e poi con l’incontro trasformativo presso la LUES di MAG Verona. È qui che ho capito che l’economia sociale non è solo una branca del mercato, ma una pratica di libertà. La sfida oggi è far dialogare la precisione della gestione cooperativa con la narrazione poetica del Buon Vivere.
La progettazione sociale non è solo un contratto, è un atto di cura. E la cura ha bisogno di un linguaggio limpido, che non urla ma accoglie. Comunicare un progetto significa allora narrare questa “gioia di agire”, trasformando la rendicontazione fredda in una testimonianza di valore condiviso. Se la fiducia è la moneta invisibile del sociale, la narrazione è lo strumento che la mette in circolo.
Il digitale come “tecnologia della prossimità”
Oggi sto traghettando queste radici nel digitale. Copywriting, SEO e siti web non sono per me strumenti di marketing, ma ponti di prossimità:
- La SEO come orientamento: Proprio come un orientatore sociale aiuta a trovare la strada tra i servizi, un buon posizionamento online permette a chi cerca aiuto di trovare risposte umane, chiare, senza barriere.
- Il Copywriting come dono: Scrivere con cura significa opporsi alla “cupezza” di un sistema che declina, per promuovere una narrazione che generi speranza. Significa raccontare che un servizio non è un costo, ma un investimento nel tessuto vivo della città.
Uscire dal recinto
Il Terzo Settore non può più permettersi di restare chiuso nel recinto degli addetti ai lavori. Curare la comunicazione oggi significa fare progettazione sociale 2.0. Significa passare dal “vincere un bando” al “coltivare un senso comune”.
Dobbiamo narrare l’impatto perché, come ci ricorda Khosravi, le storie sono l’unico modo per non essere solo numeri. E come ci insegna MAG Verona, solo ripartendo dalla verità delle relazioni possiamo “voltare pagina” e costruire, insieme, una società più giusta e libera.


