L’analisi storica e antropologica ci rivela che le tragedie odierne non sono incidenti di percorso, ma il risultato di una logica antica. Come antropologa e storica, mi trovo spesso a riflettere su come il passato informi il presente, e la lettura di “Mondi perduti” di Aram Mattioli ha gettato una luce cruda su un filo rosso inquietante.
Esiste una genealogia precisa che lega lo sterminio dei nativi americani alla nascita di quello che possiamo definire un capitalismo omicida.
Il Capitalismo Omicida: Dallo Sterminio dei Nativi alle Stragi del Mediterraneo
Il capitalismo omicida è una macchina che da secoli non accenna a fermarsi. La sua funzione primaria è trasformare tutto ciò che incontra in risorsa: la terra diventa merce e l’essere umano, se non produttivo, diventa un “ostacolo” o uno “scarto”.
Questa logica di annientamento non è rimasta confinata nelle praterie americane dell’Ottocento. La ritroviamo oggi, con la stessa spietata coerenza, nel dramma della Palestina e nelle stragi silenziose del Mediterraneo. È la gestione burocratica della vita umana che nega l’anima per preservare il profitto.
L’Attivismo Cieco e la Burocrazia dell’Aiuto
Questo sistema si nutre di quello che Annarosa Buttarelli definisce attivismo cieco. Si tratta di un bisogno compulsivo di “sbrigare pratiche”, gestire flussi migratori come fossero numeri di protocollo ed eliminare o ignorare tutto ciò che non rientra nei parametri di efficienza economica. Quando la politica e il sociale diventano pura burocrazia, si perde la capacità di vedere l’unicità dell’altro.
Cosa c’entra l’Antropologia e l’Arteterapia con tutto questo?
Potrebbe sembrare una connessione azzardata, eppure la risposta è: tutto.
L’arteterapia e l’antropologia sono, per me, strumenti di resistenza politica. Se il capitale cerca di oggettivare l’essere umano, il mio compito è rumanizzare attraverso l’ascolto e il segno.
La Passività Efficace come Atto di Resistenza
Contro un sistema che corre freneticamente verso la distruzione, la mia risposta professionale e umana è la Passività Efficace. Non è inerzia, ma una scelta consapevole di:
- Fermarsi: Perché il silenzio e la sospensione dell’agire compulsivo sono atti di autorità contro il degrado delle relazioni umane.
- Custodire l’Unicità: Ogni persona che incontro nel mio setting è un “mondo intero”, una vocazione singolare che non può essere ridotta a statistica.
- Restituire Voce: Laddove la storia e il sistema hanno cercato di cancellare un’esistenza (proprio come nei “mondi perduti” di Mattioli), l’ascolto profondo e l’espressione creativa riaprono uno spazio di esistenza politica e umana.
Conclusione: Restare Umani attraverso la Cura e la Memoria
Riconoscere l’unicità di un individuo non è solo un atto terapeutico; è un atto di ribellione contro la logica dello sterminio. Ogni volta che accogliamo il “fare” dell’altro senza volerlo addomesticare o catalogare, stiamo onorando quei mondi che il capitalismo ha tentato di distruggere.
Il mio impegno oggi, come arteterapeuta e antropologa, è quello di essere custode di questi mondi. Perché la cura non è mai solo cura: è memoria, è politica, è il coraggio di restare umani in un mondo che ha dimenticato come si ascolta.

